Molte delle store visit che ho visto negli anni, anche da manager con esperienza, hanno prodotto poco. Si entra, si saluta lo store manager, si gira il piano vendita, si fanno tre commenti sul visual, si pranza, si torna in macchina. A casa, due settimane dopo, è difficile ricordare cosa sia stato deciso, e il negozio assomiglia molto a com'era prima.

Mi sono convinto, col tempo, che il problema non sia la visita in sé. Il problema è che la visita è quasi l'unica cosa che si prepara: il prima, il durante e soprattutto il dopo vengono improvvisati. Negli anni mi sono dato un protocollo molto semplice in cinque fasi, due delle quali sono fuori dal negozio. È quello che mi aiuta a uscire da ogni store visit con almeno due azioni concrete, scritte, verificabili.

Fase 1 — Due giorni prima: la lettura dei numeri

Quarantotto ore prima della visita apro il dossier dello store. Mi serve almeno mezz'ora di tempo dedicato. Cerco quattro cose precise, e mi fermo lì.

  • Trend a tre mesi vs. cluster comparabile. Sta convergendo o divergendo? Da quando?
  • Tre top sellers e tre bottom sellers rispetto alla media di rete sullo stesso assortimento. Spesso il problema vero è un prodotto che dovrebbe vendere e non vende lì.
  • Assenteismo e turnover degli ultimi sei mesi. Più di qualsiasi KPI di vendita, mi anticipa cosa troverò in negozio.
  • Ultime tre azioni concordate con lo store manager nelle visite precedenti. Quali sono state chiuse, quali no, perché.

Da questa lettura nascono due o tre ipotesi su cosa sta succedendo. Sono ipotesi, non verità: mi danno la struttura della visita, andrò a verificarle.

Fase 2 — Il giorno prima: la telefonata di cinque minuti

Il giorno prima chiamo lo store manager. Cinque minuti, non di più. Non è una chiamata di controllo, è una chiamata di sintonizzazione. Tre domande, sempre le stesse.

  1. "Qual è la cosa che ti sta più preoccupando in questo momento?"
  2. "C'è qualcosa che vuoi che io guardi domani con un occhio particolare?"
  3. "C'è qualcuno del team che ti sta sorprendendo, in bene o in male?"

Queste tre domande fanno due cose insieme. Mi danno il punto di vista interno, che nei numeri non c'è, e mettono lo store manager nella condizione giusta: capisce che la visita non sarà un'ispezione, ma una collaborazione su problemi che lui stesso ha messo sul tavolo.

Insight

Credo che le store visit a sorpresa misurino il rispetto delle procedure, mentre quelle annunciate misurino la capacità di esecuzione. Nella mia esperienza le seconde sono più utili nella maggior parte dei casi, perché il problema delle reti raramente sta nella furbizia del singolo store manager.

Fase 3 — Il giorno della visita: due ore, quattro stazioni

Arrivo allo store con un orario preciso, mai con margine. Voglio vedere come stanno gestendo la finestra di tempo. La visita dura due ore, sempre divise in quattro stazioni di mezz'ora ciascuna.

Stazione 1 — Il piano vendita, senza parlare. Trenta minuti in cui non chiedo niente. Cammino, guardo, osservo come i clienti si muovono, dove si fermano, dove non vanno. Il visual, la pulizia, l'ordine, ma soprattutto i ritmi: chi accoglie, chi spiega, chi chiude. Questa parte la trovo la più importante e la più spesso sacrificata "per ottimizzare i tempi". Per me è come saltare l'auscultazione in una visita medica.

Stazione 2 — Il magazzino. Mezz'ora con il responsabile o lo store manager. Stato dello stock, processi di rifornimento, ordine fisico. Il magazzino racconta verità che il piano vendita nasconde: un magazzino disordinato genera errori di disponibilità che si trasformano in vendite perse settimane dopo.

Stazione 3 — Una persona del team. Mezz'ora con un venditore — non lo store manager, non l'assistant. Una persona scelta in base al turnover o al tempo in azienda. Non è un colloquio, è una conversazione su come si lavora lì dentro. Tre domande standard che adatto al contesto, con un obiettivo solo: capire la temperatura culturale del negozio dal basso.

Stazione 4 — Lo store manager. L'ultima mezz'ora è strutturata. Ripercorriamo insieme le ipotesi della Fase 1 con i dati alla mano, incrocio con le domande della Fase 2, aggiungo quello che ho osservato nelle prime tre stazioni. Ne esce una mappa condivisa. Da lì decidiamo, insieme, due o tre azioni — non di più — con responsabile, deadline e indicatore di successo.

Fase 4 — La sera stessa: la sintesi scritta

La sera stessa della visita, prima di andare a dormire, scrivo una mail di sintesi allo store manager. Una pagina, mai di più, divisa in tre sezioni: cosa abbiamo visto, cosa abbiamo deciso, quando ci riaggiorniamo. La metto in copia al mio diretto e all'area manager. Niente di più.

Sembra burocrazia, e per molti anni l'ho considerata tale. Oggi credo sia quello che fa la differenza tra una visita ricordata e una visita dimenticata. Se non c'è una mail entro 24 ore, la visita per me non è mai successa davvero.

Fase 5 — Quattordici giorni dopo: il check di tre minuti

Esattamente due settimane dopo, prima della call settimanale, dedico tre minuti a verificare lo stato delle due o tre azioni decise. Solo verifica: fatto, in corso, non fatto. Se "non fatto" senza una spiegazione concreta, l'azione torna in cima alla lista della prossima visita, con visibilità superiore.

È un passaggio che sembra banale ed è quello che separa i Retail Director di cui i negozi si fidano dai Retail Director di cui i negozi sorridono educatamente. La fiducia, nel retail, si costruisce nei follow-up più che nelle visite.

Da portare a casa

  1. Due giorni prima: leggi i numeri dello store. Cerca quattro cose precise, non tutto.
  2. Il giorno prima: telefonata di cinque minuti con tre domande sempre uguali. Trasforma la visita da ispezione a collaborazione.
  3. In negozio: due ore divise in quattro stazioni. La prima è osservare senza parlare ed è la più importante.
  4. La sera stessa: una mail di sintesi in una pagina. Senza, la visita rischia di non essere mai esistita.
  5. Due settimane dopo: tre minuti di check sulle azioni. La fiducia si costruisce nei follow-up, più che nelle visite.

Tutto questo è un protocollo, non una bibbia: va adattato al ruolo, al format, alla maturità della rete. La struttura però — preparazione, osservazione, decisione, sintesi, verifica — è quello che, nella mia esperienza, fa la differenza tra una visita che cambia qualcosa e una visita che è solo un passaggio in più nell'agenda.

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Rocco Mele
Rocco Mele

Head of Retail Operations Italia di Dan John. 25 anni nel retail tra OVS, Lotto Sport, Nike e Dan John. MVP EMEA 2020 Nike. Chi sono →